Conclusioni del libro Ildegarda di Bingen, storia di una santità iniziatica- Claudia Proclamato

Conclusioni del libro Ildegarda di Bingen, storia di una santità iniziatica- Claudia Proclamato

Esistono momenti, storie ed eventi che sono in grado di risvegliare in noi conoscenze immanenti e
con il coraggio della scoperta di uno scrittore come M. Proclamato, al termine di uno studio a tratti
litigioso ma splendidamente illuminante, si è riusciti a dare vita ad un percorso che rivela in modo
sconvolgente la nostra appartenenza al divino.

Conoscere la vita ed il sapere di una donna come Ildegarda di Bingen ha significato comprenderne
tutte le modalità del suo sapere basate sui codici di un conoscere iniziatico con il quale riesce a
rivelare, riuscendo ad ottenere da donna un ruolo nella Chiesa, il suo rapporto con il divino non
solo ai “pochi”.
Inevitabile quindi affermare che, come Ildegarda, M. Proclamato risveglia in noi mondi di
possibilità di sapere.

Un’opera, questa, disseminata di simbologie numeriche importanti quanto la figura di un’oca che
comodamente siede sui numeri ildegardiani, elemento che richiama e fa comprendere
l’esperienza iniziatica della Badessa.

Una forza imprescindibile che puntella tutte le teorie portate avanti dalla scrittore è il DESIDERIO,
quel fuoco tanto decantato da Ildegarda che porta Michele a spingersi oltre per “seguir virtude e
canoscenza”, letteralmente questa volta.
Allora nasce spontanea la definizione di umana visionaria per Ildegarda che vive questa realtà per
parlare dell’aldilà come gli Egizi ci hanno da sempre insegnato, non a caso l’autore inserisce nel
suo percorso di scoperta un Tour, quello di Torino, presso il museo Egizio, a rimirar la Tavola
Bembina.

Un’iniziata visionaria che conosceva tutto lo scibile umano come se fosse suo da sempre, dipinto
del verde della vita, cantato da dieci corde e resa divina, come i temi delle sue opere.
Attraverso l’analisi numerologica dalle biografie e dalle sue opere si giunge alla conclusione
stupefacente che lei non finge mai di non sapere, mai mente nella sua realtà “in un mondo di
infiniti mondi” ma crea la sua possibilità divina e vuole diffonderla attraverso la retta via delle
virtù, quei colori e quella musica che come Virgilio per Dante, guidano l’uomo.

Vi è, dunque, alla base delle regola della Badessa un elemento senza il quale nulla può muoversi:
L’AMORE, quel desiderio ardente di essere e capire il Divino che il nostro scrittore coglie e mette in
campo, rendendosi conto, di conseguenza, che la chiave numerica di cui si è sempre occupato,
l’OTTAVA, è in grado di dirci quando ce ne andremo da questa realtà e se usata dentro di noi,
come fa Ildegarda, può indicarci a livello emozionale intervalli temporali in grado di essere
programmati.

L’Ottava si trasforma in uomini nella genealogia cristica e viene usata dalla Chiesa per scandire il
suo Tempo-Non Tempo.
Sbalorditivo è l’accostamento che l’autore fa con quegli infiniti mondi giordaniti ancor meglio
definiti in un film dei nostri giorni in cui una statale diviene un’interstatale inesistente su
qualunque carta ufficiale, dove non vi è né tempo né spazio ed è proprio questa atemporalità a
creare infinite possibilità di comprensione ed esperienza.
Parlare, dunque, di visioni in dimensioni fuori dal nostro spazio, naturalmente, come ben ci
insegna anche Sant’Agostino, crea tesori inesplorati verso i quali dirigersi e porre domande che
solo se davvero motivate e desiderate ottengono risposta.
Dalla sua “umbra lucis viventis”, ossimorica dal momento che nulla può essere ombra di luce
quando già lo è, Ildegarda ci fa usare gli occhi del cuore attraverso il suo essere Magia femminile e
maschile, per unirsi a Dio.

Nella conclusione delle conclusioni un autore che ben conosce l’importanza dell’intuizione sulla
mera conoscenza priva di esperienza può limitarsi a dire che LEI ERA INIZIATA?
Quanto mai invece, che noi, tutti, possiamo iniziare noi stessi per riunirci a quella parte divina che
da sempre ci appartiene.

La storia umana, l’ottava lo insegna, si comporta come un eterno ritorno ed è in questo ritornare
che vediamo i nostri carismi, doni, riemergere e caratterizzare altri esseri umani.
In questa ciclicità anche Proclamato si orienta e qualcosa ci dice che presto ci ritroveremo a
leggere di colui il quale, insieme alla Santa Iniziata, si definì dotato di spiritualis intellectus.
Nella lettera apostolica di Mulieris Dignitatem di Giovanni Paolo II, della donna se ne parla così:
“Dio affidò l’essere umano alla donna perché la sua missione è nell’ordine dell’amore = Dio.”..

Così quanto un uomo può creare atti d’amore di estrema bellezza: uno di questi è nell’opera che
avete appena terminato di leggere.

Claudia Proclamato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

div#stuning-header .dfd-stuning-header-bg-container {background-image: url(https://www.micheleproclamato.com/wp-content/uploads/2018/03/bgHome-3.jpg);background-size: cover;background-position: top center;background-attachment: initial;background-repeat: no-repeat;}#stuning-header div.page-title-inner {min-height: 650px;}