Le Ruote di Semnut

Le Ruote di Semnut

Image module

Ogni volta che mi trovo di fronte la foto dell‘affresco della tomba di Semnut, non posso fare a meno di ripensare al tempo trascorso per poterlo in qualche modo “capire”.
In questo caso mi comportai esattamente come con i Rosoni: ”sapevo“, ma non conoscevo.
E’ una sensazione insopportabile, foriera però, di continue “scoperte”, forse dovrei ringraziare questa mia arrogante presunzione conoscitiva, perché è stata la molla che mi ha costretto, in qualche modo, a “Cambiare”.

Quante cose l’uomo deve imparare sulle sue “presunte” personalità.
Semnut, dicevamo: è meglio parlare del tema di questo capitolo.
Intorno al 1470 AC l’architetto del faraone Hatshepsut, unico” Faraone” donna della storia egizia, eresse, non terminandola, una tomba per sé, accanto al suo capolavoro architettonico, il Tempio di Deir el Barhi a Tebe ovest.
Famoso per una sua presunta storia d’”amore“ con il Faraone, oggi è più conosciuto per l’affresco che ricopre il soffitto della camera funeraria, incompleta per motivi che tuttora s’ignorano.
L’affresco, dalle misure di 3×3.60 metri, nella sua cromaticità, ancora esistente, si suddivide in “due” parti.
In una vi è la descrizione dei ”Decani”, tra cui alcuni famosi come Sirio o Orione, mentre si notano le raffigurazioni di ammassi stellari come le Iadi, con la loro caratteristica forma a “V”, base della costellazione del Toro.
Alla descrizione, molto, ma molto sintetica, di questa parte del soffitto, seguiva poi qualcosa, di sconcertante, almeno per me.

Due gruppi di esseri, dalle fattezze umane e divine, contraddistinti da delle strane sfere rosse sul loro capo, erano come in < attesa > al di sotto di “due” gruppi di Ruote raggiate, il tutto suddiviso da una specie di ”Vertice” terminante a punta.
Guardando questa parte del soffitto, mi resi conto che la mia “Speranza” poteva diventare realtà. Millesettecento anni prima di Cristo, Semnut faceva affrescare la sua tomba con quelle che erano le conoscenze astronomiche più avanzate della sua Civiltà, gli esseri divisi in “due“ gruppi, contraddistinti da quelle sfere rosse (F.62), erano pianeti, già visti nel cielo di Nut, o stelle, divisi da un ipotetico asse puntante verso un Toro particolare, minacciato da An, un dio Falco.

Lo strano Toro rappresentava, allora, il polo nord Celeste, attraverso la costellazione dell’Orsa Maggiore, attorno al quale i rimanenti “esseri” attendevano di essere in qualche modo “disposti” da entità mitiche come Hippo (un Ippopotamo eretto su due zampe con un coccodrillo sulle sue spalle). Ed ora finalmente le Ruote raggiate che qualcuno, ho letto, ha descritto come un computo delle Fasi Lunari.

Osservate la foto del soffitto e usate semplicemente il buonsenso, state vedendo “dodici” Ruote con una suddivisione già altre volte descritta; Quattro sono disposte sulla sinistra e Otto sulla destra, ma tale suddivisione è la stessa del Rosone di Paolo, dove i “48” dentini rappresentavano il moto Sonico-Precessionale suddiviso nei suoi “1/3-2/3” pari, in termini temporali, a 8640 e 17280 anni.

Ogni Ruota, poi, era suddivisa da 24 raggi, esattamente come 24 è la somma delle Tre Ottave di Collemaggio.
Gli Egiziani conoscevano in modo molto più approfondito tutto ciò che fino adesso avevo scoperto sulla “pseudo Precessione”, ma dicevano qualcosa di sconvolgente con quell’affresco. Decani e Pianeti appartenenti, non solo alla parte del cielo” precessionale”, quindi Zodiacale, erano disposti secondo zone e proporzioni sonico-precessionali, come se tutte le presenze celesti ovunque esse fossero disposte, rispondessero a una “legge “ben precisa, una legge che, prima con paura e poi con sempre più decisione stavo dimostrando.

Se ciò che pensavo e gli egiziani descrivevano, era legge nell’Universo, anche le distanze sarebbero state in modo armonico sincronizzate alla metrica vibrazionale del Labirinto o delle Tre Ottave, come volete, e forse Sirio era la dimostrazione più lampante.
Oggi sappiamo che Sirio è ad una distanza dal nostro pianeta, compresa tra gli 8,4 e 8,7 anni luce, ma considerando la velocità della luce pari quasi a 300.000 km. al secondo, in 24 (Tre Ottave) ore simula una distanza precessionale uguale a 25.920.000.000 Km.

Questo forse voleva dire che le distanze, in Anni Luce, avevano come base la “legge” da me ipotizzata e quindi Sirio si trovava, esattamente a 8,64 anni luce dalle Terra, pari a 1/3, in anni luce, della” legge” vibrazionale?
Stavo sicuramente esagerando, tutto questo non era possibile, me lo ripetevo continuamente, ma non riuscivo a convincermi. Quei famosi personaggi in attesa potevano essere anche “solo” autorità divine e quindi quelle Ruote, che erano sicuramente “Soniche”, avevano un diverso significato (F.63).

Potevo in ogni modo dimostrare che gli Egiziani conoscevano il Tema della mia “caccia” da più di 4000 anni e, forse, mi doveva bastare. Ogni Ruota secondo la mia interpretazione, rappresentava 2160 anni suddivisi in 24 porzioni da 90 anni ciascuna, per un totale di 25920 anni e, cosa veramente eccezionale, il numero totale dei raggi era pari a “288 “, il che riportava la mia città, con la sua ricorrenza religiosa, nuovamente alla ribalta della millenaria scienza senza tempo da me inseguita.

Altra considerazione: Otto ruote erano pari a 192 raggi e 192 lettere erano la somma genetica delle 64 parole ottenute dal Dna attraverso l’Rna, gli egizi erano forse al corrente del nostro patrimonio genetico?visto che suddividevano l’occhio di Horus in 1/64mo? F.64. 65.).
Non solo, sempre l’Occhio di Horus, se sommato nelle sue frazioni non dava l’unità numerica, bensì una nuova frazione pari a 1\98mo, scoprii che applicando la costante 2\3 a tale risultato

numerico si otteneva il riferimento base di “288”, ma speculare (F.66). Vorrei quindi leggeste con cura la tabella numerica e i suoi commenti dedicata all’Occhio di Horus.
E le rimanenti Quattro ruote pari a 96 raggi, rappresentavano forse la metà corrispondente alla parte di provenienza materna o paterna, pari a 32 parole?

Non erano forse questi i rapporti genetici prospettati dallo scrittore americano alla base della creazione umana?
Semnut aveva sciolto ogni mio freno logico, non sapevo più distinguere in quale tipo di realtà avevo finora vissuto, ma tutto era comunque veramente entusiasmante, senza muovermi dall’Aquila stavo viaggiando nel tempo e nello spazio, inseguendo una mia logica dettata da una personalità, forse presuntuosa, ma estremamente sicura di sé.

Era come se, in altre vite, quelle tracce le avessi lasciate io ed ora finalmente le stavo raccogliendo per riassumerle in cosa? Una fantomatica “Legge”, finora sfuggita alla scienza ufficiale che rendeva l’Universo non così lontano dall’essere umano, così come la “Luce” vuol farci credere, ma soprattutto strutturato secondo un unico progetto vibrazionale, numericamente presente in modo frattale a tutti i livelli del Creato, da quello genetico a quello Astronomico. Pensavo al fatto che, se questo era vero, degli ipotetici esseri, viventi in altre parti del nostro immenso Universo, non potevano essere poi tanto diversi dall’uomo, o perlomeno, la loro diversità doveva essere solo costituita dal loro tipo e livello di sviluppo mentale e scientifico. Un’ultima analisi numerica, eseguita sugli esseri diciamo così, “dotati” di Uovo cosmico sul loro capo, mi permetteva, inoltre, di risalire alla metrica del “Labirinto”, addirittura superandolo in fatto di risultati numerici, per cui allego una tabella a parte, Semnut non era altro che un codice Simbolico-Numerico della Legge, Sonica, veramente fantastico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

div#stuning-header .dfd-stuning-header-bg-container {background-image: url(https://www.micheleproclamato.com/wp-content/uploads/2018/03/bgHome-3.jpg);background-size: cover;background-position: top center;background-attachment: initial;background-repeat: no-repeat;}#stuning-header div.page-title-inner {min-height: 650px;}