CARTESIO E LA MATRICE DIVINA DELLA PROTO-SCIENZA

CARTESIO E LA MATRICE DIVINA DELLA PROTO-SCIENZA

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Il problema dei miei studi risiede nel loro limite, finora mai trovato.
L’esempio di Cartesio credo sia lampante e cade a pennello.
Infatti, nel prospettare un “suo” articolo ad una rivista seria come Scienza e Conoscenza, mi sono sentito rispondere – come spesso accade – che, pur essendo interessante, non è ritenuto molto attinente al target della rivista stessa, che, per coloro che non la conoscono, si occupa di molti aspetti scientifici “di frontiera”, non tralasciando l’aspetto olistico delle materie trattate.
Ma i miei studi e le mie conclusioni vanno “oltre”.
Sono i soliti equivoci che l’Ottava mi crea.

Ma, dato che non demordo facilmente, immaginando un’ipotetica intervista, mi sono posto la seguente domanda: “E’ possibile avvicinare al mondo Olistico un esponente di ciò che è diventata scienza ufficiale?
O meglio: Cosa hanno in comune scienza ed olismo?

Ebbene per rispondere a tale domanda, mi avvarrò di esempi, direi pratici e piuttosto eterogenei, ai quali farò seguire alcuni spunti tratti dalla mia ricerca sul genio francese.
Ricorrerò quindi a semplici analogie, per dimostrare come i due mondi possano in qualche modo iniziare a fondersi, in una nuova soluzione scientifico –spirituale, avente come base una struttura conoscitiva dalle caratteristiche dimensionali.

Ma lasciamo i paroloni e passiamo alla pratica, tenendo presente che sono un simbolista, quindi un essere appartenente ad una ristretta cerchia di persone dotate di un gene piuttosto particolare, cosa che, vi assicuro, non è affatto e sempre, un vantaggio.

Ora, dato che mi sono recentemente occupato della matrice delle Anatomie Sottili orientali, per iniziare ad avvicinarmi a Cartesio utilizzerò lo:

YOGA

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Essenzialmente, chi si occupa di yoga presuppone che il corpo umano sia costituito da: 72000 Nadi o canali, all’interno dei quali scorre un tipo di energia chiamata Prana.
Tale Energia viene “filtrata” da 7 chakra.

Il Prana, a sua volta, è suddiviso in 4 livelli energetici, che utilizzano le 3 Nadi principali per scorrere, come indicato nell’immagine.
Non voglio aggiungere altro, ma vi suggerisco di fisssare la vostra attenzione sull‘intervallo attraverso cui, Prana e Nadi, si rapportano (4\3).

IKEBANA

Passiamo sinteticamente all’esempio successivo: l’Ikebana, l’arte orientale di creare strutture floreali e non solo, capaci di ispirare il senso della “perfezione” riposto nella creazione.
La tecnica più antica dell’Ikebana, che nei millenni si è evoluta attraverso diversi stili, è chiamato: Rikka.
Essa, prevede che le composizioni rispettino, sempre ed assolutamente, una struttura numerica secondo la quale le parti utilizzate, siano esse fiori, rami, foglie, ecc., vengano disposte:
– in cima, secondo un intervallo 3\4 e
– al fondo, seguendo un intervallo pari a 2\3.
In altre parole: se nella parte superiore della composizione vengono assemblati 4 fiori, a questi dovranno corrispondere 3 rami e, nel fondo della composizione, le foglie o gli arbusti prescelti, dovranno essere intrecciati in 3 gruppi di 2 o viceversa.
In questo caso, all’intervallo precedente 3\4, ne verrà aggiunto un secondo pari a 2\3.

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I-CHING

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Passiamo ora all’I-Ching

Tecnicamente, l’I-Ching utilizza, per accedere alla divinazione, 3 monete, che vengono lanciate per 6 volte. Sulle loro 2 facce esse riportano, rispettivamente, un valore numerico pari a 2 e 3.
Riassumendo avremo quindi:
2 – 2\3

 

Si potrebbero aggiungere molti altri esempi “orientali”, ma poichè la meta è Cartesio, devo necessariamente essere più conciso

IL CENACOLO

Ritorniamo quindi in Occidente, per esaminare con attenzione il Cenacolo.

Dall’esame del dipinto possiamo notare che gli Apostoli sono suddivisi in:
4 gruppi di 3 e, ai lati del Cristo in 2 gruppi di 3 Apostoli per ogni lato.
Di conseguenza, attraverso l’ope-ra di Leonardo è possibile evince-re lo stretto rapporto numerico esistente fra i due intervalli.
Riassumendo abbiamo: 2 x 2\3 = 4\3 

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BOTTICELLI

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Passiamo ora al Botticelli ed alla sua Natività Mistica.

Oggi custodita nella Galleria degli Uffizi, essa raffigura:
– nella parte alta 12 Angeli suddivisi, attraverso i colori delle loro vesti, in 3 gruppi di 4 e
– nella parte più bassa 3 gruppi di 2 esseri .

Quindi la stessa matrice dell’Ikebana si ritrova anche nell’opera del Botticelli.

Di nuovo gli intervalli:

3\4 – 2\3

LA DIVINA COMMEDIA

E’ ora il turno di Dante Alighieri ed alla struttura della sua Divina Commedia.
Il Sommo suddivise la sua opera in 3 Gironi costituiti da 33 cantiche l’uno, ma all’Inferno aggiunse un proemio, tanto da trasformarlo in 34 cantiche.
Di conseguenza, la struttura finale dei Gironi è costituita da due intervalli essenziali: il 3\4 e il 2 volte, 2 volte 3 (33).
Perciò: 2- 2\3 – 3\4.

IL PALLADIO

Passiamo ora al il Palladio riportando direttamente da Wikipedia:
……. Ne I quattro libri dell’architettura, indica di far riferimento al diametro della colonna di un edificio come unità di misura di riferimento (detta modulo) per proporzionare tutti gli altri elementi costruttivi e stilistici della costruzione. Ad esempio lo spessore di una trave di ordine tuscanico poteva essere dimensionato come i 3/4 del diametro della colonna…………
Ancora: 3\4

Potrei andare avanti all’infinito, facendo notare che determinati intervalli – che solo per comodità dialettica ho definito tali – in modo eterogeneo appaiono sia nel mondo Orientale, che in quello Occidentale, infiltrandosi rispettivamente, sia in ciò che definiamo sottile (quindi non ufficiale), che a livello ufficiale, lambendo attività come la pittura, la scrittura e l’architettura.

Ora però mi serve un simbolo che faccia da cerniera fra questi due mondi, prima di passare a Cartesio.
Utilizzerò lo Zodiaco di Dendera.

 

LO ZODIACO DI DENDERA

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Esso raffigura 12 Esseri disposti secondo OTTO direzioni, che, con le loro 24 braccia (36 parti), circondano 72 corpi celesti appartenenti alla nostra galassia.
Tali Esseri sono suddivisi secondo due gruppi maschili (Neter) ed un gruppo femminile, di 4 elementi, quindi in 3 gruppi di 4.
Osserviamo, pertanto, l’utilizzo di un rapporto binario che collega la parte interna (costellazioni) e la parte esterna (Esseri) che la racchiude e la sostiene.
Quindi gli egizi, per quanto possa sembrare incredibile, a Dendera postulano 2 mondi:
– Quello tridimensionale, visibile.
– Quello dimensionale, invisibile.

Siamo di fronte perciò, ad una struttura che potremmo definire “CAMPO” e proprio nella parte “sottile” del Campo, ci sono gli intervalli finora incontrati.

Quindi, tenuto conto della chiara correlazione numerica tra le due parti (interna ed esterna), accettando l’una viene spontaneo accettare anche l’altra, seppur invisibile e, se la mia ipotesi è esatta, le leggi fisiche scoperte devono necessariamente contenere al loro interno tali stimmate dimensionali.
Se ciò è avvenuto significa che fra mondo olistico e scienza ufficiale non c’è mai stata nessuna differenza.

Secondo me tale osmosi è avvenuta attorno al 1600, momento in cui è nata la Proto-Scienza e un magnifico esempio in tal senso, ci è stato lasciato da Keplero.
Con lui nasce l’astronomia ufficiale e tramite la Terza delle sue leggi Orbitali, oggi sappiamo che:

“I quadrati dei periodi di rivoluzione dei pianeti sono proporzionali ai cubi dei semiassi maggiori delle loro orbite.”

Quindi: 2 corpi celesti hanno un rapporto spazio-temporale che si basa numericamente sul 2 (Quadrato) e sul 3 (cubo)
In sintesi la legge è la seguente: 2-2\3

Finalmente, grazie a Keplero, posso parlare di Cartesio, che conosceva benissimo le opere dell’astronomo tedesco. che gli erano state segnalate da un suo grande amico olandese, Isaac Beeckman, incontrato a Breda nel 1618.
Beeckman, laureato in medicina e valente studioso, fu colui che risvegliò in Cartesio la passione per le scienze, destinate ad essere indissolubilmente legate alla sua …filosofia.
I due disquisirono per anni di temi come: l’accelerazione nella caduta dei gravi, medi proporzionali, la consonanza musicale, ai quali si aggiunsero l’ottica, i fenomeni atmosferici, le leggi del moto, ecc., ecc.

Temi che Cartesio affrontò grazie anche al frate minimo Marin Mesenne.

Quello che segue vuol essere un compendio delle sue soluzioni date a tali problemi.
Soluzioni diventate spesso …….scienza.

Domanda di Beeckman:
“Assumendo che il moto si conservi e che lo spazio sopra la superficie terrestre sia vuoto, che distanza percorrerà in un’ora una pietra che cade, essendo nota la distanza percorsa in due?”

Risposta di Cartesio:
“Ho sciolto il quesito. Nel triangolo isoscele rettangolo, lo spazio ABC rappresenta il moto; l’ineguaglianza dello spazio dal punto A alla base BC rappresenta l’ineguaglianza del moto.
Quindi AD viene attraversato nel tempo rappresentato da ADE e DB nel tempo rappresentato da DEBC. Si noti che un’area minore rappresenta un moto più lento. AED è un terzo di DEBC. Quindi la pietra attraversa AD tre volte più lentamente di quanto non faccia con DB.”

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Pertanto:
Se si rappresenta la distanza lungo la quale un corpo cade nel tempo, come T1, secondo l’analisi di Cartesio, il tempo T2, necessario affinchè un corpo cada per una distanza 2x , è pari a 4\3 di T1

Numericamente avremo: 2-4\3

Nel 1628 gli viene chiesto di:
“determinare la lunghezza di un pendolo, il cui periodo di oscillazione fosse uguale alla metà del periodo di un pendolo dalla lunghezza nota “

Risposta:
Una volta avevo fatto il seguente calcolo: se con una corda lunga un metro il peso impiega un momento per andare da G ad H, quando la corda è lunga 2 metri, impiegherà 4\3 di un momento. ……

Di nuovo lo stesso intervallo: 2 – 4\3

Nel 1618, Cartesio si occupa di Medi Proporzionali.
I Medi Proporzionali sono direttamente connessi al millenario problema della Duplicazione (2) del cubo (3). La Duplicazione del Cubo è direttamente connessa al calcolo infinitesimale e algebricamente si ottenne, fin dai tempi dei greci, stabilendo 2 medi proporzionali.
Numericamente si ha quindi: 2 – 2\3

Ebbene, Cartesio elabora un Compasso in grado di stabilire automaticamente con la sua apertura, 12 lati Medi Proporzionali.

Essenzialmente esso è costituito da 2 regoli che meccanicamente agiscono su 2 serie di 3 triangoli.

Sunto numerico: 2-2\3

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Poco tempo dopo trasformò lo stesso compasso, in modo tale da poter risolvere l’altrettanto millenario problema della Trisezione dell’angolo, anch’esso collegato all’infinito matematico.

Con 4 regoli creò 3 spazi angolari, i quali venivano suddivisi in modo uguale, dall’interagire meccanico di 4 triangoli.
Semplicemente il congegno era stato costruito ripetendo:
4\3, 2 volte

Successivamente inventò gli Assi Cartesiani utilizzando 2 rette, che, intersecandosi, delimitano 4 angoli di 90 gradi.
Angoli appartenenti ad altrettanti triangoli rettangoli.

Riassumendo abbiamo:

2 – 4\3

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Nel 1628 risolve l’annoso problema ottico riguardante l’angolo di rifrazione.
A lui dobbiamo, infatti, la legge di Rifrazione secondo il quale, la costante fra l’angolo di Incidenza e quello di rifrazione è pari a: 3\2
Da cui: 2 – 3\2

Ed ancora egli codifica la costante angolare aria–acqua e svela i meccanismi cromatici posti alla base di un fenomeno fisico come l’Arcobaleno.
Tale costante è pari a 4\3
Perciò: 2 – 4\3

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Occupandosi del Moto Circolare di una fionda, che secondo lui è composto da una serie di movimenti rettilinei, enuncia che tali movimenti si sviluppano come segue:
1) lungo la tangente AC, se consideriamo solo l’agitazione della pietra,
2) lungo il cerchio AF, se la consideriamo attaccata alla corda,
3) lungo il raggio DA, se consideriamo quella parte della sua agitazione che viene impedita dalla corda.

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Ai sopraccitati movimenti aggiunge poi 2 “tendenze”:

1. una lungo il cerchio (VXY)
2. l’altra radiale dal centro verso l’esterno (DVXY).

Pertanto il moto circolare risulta essere composto da un rapporto di forze pari a:

3\2

Inoltre, egli manterrà segreta e mai pubblicherà una legge spaziale, riscoperta in seguito dal grande Eulero, oggi conosciuta come legge “Topologica di Eulero – Cartesio”.
Essa mette in comparazione le 3 caratteristiche principali dei 5 solidi platonici per ottenere come costante il 2:

FACCE + VERTICI – SPIGOLI = 2
F + V – S = 2

Per ultimo vorrei aggiungere come Cartesio definiva Dio:

“l’Essere perfetto è un Triangolo (3) la cui somma angolare è pari 2 angoli retti o una sfera”

E’ sufficiente sommare 4 angoli rettangoli appartenenti ad altrettanti triangoli per ottenere:

2-2\3

A questo punto non resta che accomunare tutti i risultati, per capire come essi siano collegati a questi intervalli.
Tutto ciò ci riporterebbe nuovamente al Cenacolo, a Dendera, all’opera del Botticelli o all’Ikebana, ma dato che ho ipotizzato che tali intervalli sono di matrice Dimensionale, vorrei aggiungere un’ulteriore prova riguardante le strutture numeriche che li contengono (8-12-24).
Da tempo infatti, esse sono ri-apparse nella Fisica, alla base delle famose Equazioni Modulari su cui oggi si basa la Teoria delle Membrane, fino a poco tempo fa, nota come Teoria delle Stringhe.

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Volendo quindi concludere, mi sento di affermare che la distanza esistente fra l’Olistico–sottile e la Scienza ufficiale, sostanzialmente non esisterebbe se si riconoscesse la paternità millenaria della prima, riposta in ciò che ho definito sapere dell’Ottava.

Cartesio ne fu uno degli esponenti più illustri.

Sarebbe sufficiente studiare con più attenzione il “suo” Dio, per capire quale errore abbiamo commesso nell’estrometterlo, ma soprattutto nel credere che DIO non sia stato eticamente e fisicamente matrice della scienza.

 

Michele Proclamato
Ottobre 2012

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